Osteopatia e auto-guarigione

L'osteopatia si fonda su alcuni principi, essenziali e fondamentali per lo sviluppo del ragionamento e della pratica clinica di ogni osteopata.

Uno di questi principi (e a mio avviso il più affascinatane) è quello definito dell’auto-guarigione.

Il fondatore dell’osteopatia, A.T. Still, capì e definì come il nostro organismo possegga in sè tutte le capacità per mantenersi in una condizione di salute. E nel caso di traumi o disfunzioni sia in grado di mettere in atto una serie di risposte bio-chimiche per recuperare lo stato di salute fisiologico. A condizione che i sistemi di autoregolazione siano in grado di funzionare secondo fisiologia, ovvero in assenza di ostacoli sulle vie della nutrizione tissutale e della eliminazione dei cataboliti (residui del metabolismo).

E’ il concetto dell’omeostasi, ovvero il bilanciamento automatico che il nostro organismo svolge rispetto ad alcuni parametri fondamentali (es. la temperatura corporea, il Ph ecc) per il mantenimento della salute. E’ la nostra centralina di controllo, capace di adattare e creare risposte adeguate in caso di oscillazioni maggiori del previsto di alcuni di questi parametri.

Ma se così fosse non dovremmo mai ammalarci o incorrere in patologie…

E invece, ahimè così non è!

Ma allora il principio di auto-guarigione non è valido?

In realtà il ragionamento che fa Still è più complesso e corposo...ovvero:

il nostro corpo si mantiene in una condizione di salute, a meno che non sussistano degli impedimenti o ostacoli al corretto funzionamento del sistema omeostatico.

La presenza di uno di questi ostacoli può, a cascata, causare una disfunzione o patologia.

E quindi?

Quindi, quando si va incontro ad una perdita della stato fisiologico di salute andiamo incontro a ciò che genericamente possiamo chiamare “malattia”. Con tutta una serie di segni e sintomi tipici e specifici della malattia che abbiamo subito (es. la febbre, l’infiammazione, il dolore, la lilimitazione funzionale).

In questo senso l’approccio “classico” è quello di spegnere l’interruttore del sintomo. Ad esempio assumere un farmaco per alleviare il dolore. Ma in un ragionamento più ampio, il sintomo ovvero il dolore, null’altro rappresenta se non la manifestazione di un sistema (il nostro corpo) che ha perso la sua innata capacità di auto-guarigione per uno o una serie di “ostacoli”. Ad esempio un sovraccarico funzionale con conseguente compressione discale a livello lombare.

Il ruolo dell’osteopata non è quello di “interfacciarsi” con la malattia o con la sua manifestazione sintomatologica, ma al contrario di individuare gli ostacoli al corretto mantenimento dell’omeostasi.

Non si concentra sul sintomo o sulla malattia, ma sulle possibilità di ripristinare la fisiologia all'interno dell’organismo. Il ruolo dell'osteopata è quello di "togliere" gli impedimenti (meccanici-funzionali-metabolici) che non permettono al corpo il miglior adattamento. Non tratta la lombalgia, ma permette al corpo di gestire al meglio i carichi che agiscono sulla colonna, riducendo la situazione di sovraccarico.

E’ un approccio saluto-genetico. Ovvero che mira a potenziare le capacità di mantenimento dello stato di salute. La conseguenza di questo approccio è il ripristino dell’omeostasi e quindi della capacità di auto-guarigione!

E’ la ricerca della salute nella malattia. Del funzionalità. Del benessere. Dell’equilibrio. E’ l’osteopatia, così semplice ma così complessa.


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