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La valutazione delle restrizioni fasciali


In che modo l’osteopata identifica le restrizioni fasciali? Ovvero quei vortici che imbrigliano la trama del tessuto fasciale creando alterazioni della funzione e della postura?

Queste alterazioni del sistema fasciale possono avere grandi conseguenze, sia dal punto di vista muscolo-scheletrico, ma anche sui sistemi vascolare, linfatico, nervoso, digerente ecc., ecco quindi che una corretta valutazione e successivo trattamento sono attività fondamentali per evitare l’instaurarsi di disfunzioni, sintomi e patologie…

Bene, l’osteopata per identificare questo vortice utilizza lo strumento più raffinato e tecnologico che esista, composto da migliaia di sensori tutti comunicanti con la centralina di controllo più complessa e sofisticata che esista…

Questo incredibile strumento è il tatto! Che sfrutta la capacità manuale e la raffinata coordinazione e sensibilità del cervello per decodificare e integrare le informazioni.

Nella sostanza, il lavoro che svolgiamo come osteopati è quello di discriminare se all’interno di un volume (ad esempio una caviglia) ci sia una porzione tessutale che presenta una densità aumentata (ovvero una zona più dura), e su quella ci si concentra per una seconda e più approfondita analisi.

E’ come se andassimo a cercare una nocciolina posizionata dentro un cuscino, potendo agire o comprimere il cuscino dall’esterno….

La piccola differenza è che il “cuscino” su cui noi agiamo è estremamente complesso e vivo… e la “nocciolina” spesso è di dimensioni minuscole. Ma quella nocciolina nel tessuto fasciale rappresenta una zona o area di densificazione, ovvero l’avvio di una disfunzione fasciale!

Una volta che con la percezione manuale, siamo giunti alla zona di disfunzione del tessuto connettivo, l’attenzione sarà posta sulla “trazione” ovvero sulla direzione e sulla forza di trazione che la disfunzione sta generando nel tessuto limitrofo. Andiamo cioè a saggiare il vortice fasciale, e come esso altera la trama fasciale adiacente!

In questi termini sembrerebbe un approccio semplice e quasi “meccanico”, ma vi assicuro che per sintonizzarsi correttamente sulla disfunzione fasciale e sulle sue linee di trazione, si ha bisogno di una grandissima esperienza manuale e tante tante ore di studio e di prove. Di valutazione e affinamento palpatorio. Di prove ed errori. Di allenamento del nostro sistema nervoso per saper individuare, riconoscere e decodificare anche la più minima alterazione della trama tessutale.

Un lavoro ed un processo di apprendimento tanto lungo e complesso quanto affascinante e meraviglioso!

E la valutazione della disfunzione fasciale è ovviamente solo la prima (seppur fondamentale tappa) del lavoro che svolgiamo quotidianamente...la seconda e non meno importante è quella del suo trattamento.

Ma di questo vi parlerò nel prossimo articolo!

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