Il vortice fasciale


Nell’articolo precedente abbiamo visto che il sistema fasciale è un insieme di tessuto connettivo che avvolge, abbraccia e permea ogni tessuto, spazio o porzione del nostro corpo. La trama fasciale l’abbiamo definita una ragnatela, proprio perché la sua struttura ed architettura fanno pensare ad una grossa, fitta e complessa rete.

Ma la struttura e la funzione della fascia devono mantenersi “in salute” per garantire il corretto funzionamento di sistemi, apparati e organi del nostro corpo, e più in generale del mantenimento dell’omeostasi.

Nel caso in cui però il sistema fasciale subisse un’alterazione, si creerebbe ciò che viene chiamato “disfunzione fasciale”. In questo articolo vi parlerò delle caratteristiche e degli effetti che comporta una disfunzione a carico della fascia!


La disfunzione fasciale

In generale, la fascia è un tessuto vivo, plastico e fluido, che necessita del corretto stimolo di trazione e allungamento per poter assolvere alle sue funzioni e garantire la piena efficienza.

In caso però di stress eccessivo (es. microtraumatismi ripetuti e overuse), di alterazioni dei pattern di attivazione e contrazione muscolare (es. schemi motori alterati ad esempio da un traumatismo) e di completo inutilizzo per via di periodi più o meno prolungati di immobilità, ecco che il tessuto fasciale può riadattarsi sviluppando una disfunzione fasciale.

Lo sviluppo di una disfunzione fasciale comporta l’instaurarsi di un processo infiammatorio e/o di un non adeguato rimodellamento del tessuto stesso.

In altre parole, una fascia che va incontro ad un processo disfunzionale crea una perdita della sua “vitalità”, intesa come plasticità, adattabilità e complessità. Creando quindi un sistema più organizzato ma meno modellabile e fluido.


L’aumento di densità (e quindi la perdita di adattabilità) della fascia, ne riduce le sue capacità di scorrimento. Ovvero lo “scivolamento” che fisiologicamente dovrebbe avvenire tra più strati di fascia o di tessuto. Si creano quindi strati o livelli fasciali più adesi, rigidi e meno adattabili.


Questo processo disfunzionale porta se delle conseguenze. In particolare, un’alterata funzione muscolare meccanica, ed una ridotta funzionalità della sensibilità proprio ed interocettiva. Ovvero, avremo meno capacità di percepire il nostro corpo, perché i moltissimi segnali che la fascia invia verso il cervello risulteranno limitati.


Il processo disfunzionale a carico della fascia è legato ad una modifica della struttura e della composizione della trama fasciale. La struttura fibrillare del connettivo risulterà più "organizzata", come una rete con una maglia più stretta. Con un eccesso di matrice collagene, che può comportare aderenze e fibrosi.


Da recenti studi, sappiamo che questo processo disfunzionale, che si accompagna ad una acidificazione e infiammazione del tessuto connettivo, può portare a dolore di origine miofasciale e a processi di sensitivizzazione centrale, ovvero l’abbassamento della soglia dolorifica per stimoli anche di bassa intensità.


Quindi un processo disfunzionale a carico del tessuto fasciale, che può essere prodotto da uno stress eccessivo, da un trauma, da schemi motori alterati, comporta una alterazione della trama e della funzionalità fasciale, con ripercussioni di tipo meccanico, metabolico, fluidico e neurologico.


Gli effetti della disfunzione fasciale

In particolare, il sistema fasciale riceve ed induce stimoli meccanici. Ovvero trazioni sulle sue fibre. E quando si sviluppa una disfunzione fasciale, il tessuto che ha perso di “elasticità” traziona verso di sé, con una induzione meccanica, il tessuto adiacente. Creando una vera e propria onda di trazione nella direzione della disfunzione.

La disfunzione è un vortice nel sistema fasciale, che attira e traziona l’intero sistema. Questo comporta un riadattamento, rimodellamento ed una compensazione da parte di tutto il sistema nel suo complesso!

Ed ecco come, anche solo dal punto di vista puramente meccanico, una restrizione fasciale comporta un'alterazione ed una perdita di “equilibrio” dell'intero sistema!

Aumentando il rischio di disfunzioni, sintomi dolorosi o patologie!


Il lavoro dell’osteopata è, attraverso una fine palpazione manuale, individuare il “vortice” della trazione fasciale e saperlo “spegnere”!

Ma questo è un altro capitolo…e ne parleremo a breve!


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